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LIFE RISORGIVE Conservazione della biodiversità nel comune di Bressanvido
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Il contesto agrario

L’alta pianura veneta nella sua zona di passaggio dal sistema indifferenziato a quello multifalde che costituisce appunto la “fascia delle risorgive” ha risentito profondamente del processo di antropizzazione che, in uno sviluppo tuttora in corso, ne sta modificando consistentemente il paesaggio. I paesi sono sempre più vicini gli uni agli altri per necessità residenziali di tipo locale ed il desiderio di lasciare città sempre più caotiche ed inquinate per vivere in paesi di campagna considerati più tranquilli e a misura d’uomo.
Probabilmente è stato un errore il fatto di favorire l’urbanizzazione di questi piccoli paesi, come era consuetudine in passato, lungo le principali vie di comunicazione anziché favorire siti con tutti i servizi lontani però dalle vie principali di traffico, in particolare traffico pesante, e ben serviti. Si assiste oggi alla necessità di costruire piste ciclo-pedonali per favorire i contatti fra le diverse realtà e gli spostamenti in sicurezza.
Essi sono di difficile progettazione ed attuazione proprio per la presenza di una miriade di abitazioni sparse qua e la costruite senza un reale ordine e con criteri di sviluppo urbanistici inattuali. Questa evoluzione ha danneggiato in un certo senso lo sviluppo agricolo, che anche nel comune di Bressanvido un tempo era l’attività principale in grado di procurare sostentamento alla maggior parte delle famiglie in quanto ha frammentato la maggior parte delle grandi campagne in una miriade di piccoli fazzoletti di terra.

La riduzione delle grandi campagne si è accompagnata alla riduzione dell’allevamento di animali da carne e da latte, sia per la difficoltà e la pesantezza del lavoro dei campi, accompagnata da un reddito incostante; sia per la mancanza di tempo libero che tali lavori comportano in una civiltà in cui questo aspetto della vita quotidiana assume rilevanza sempre maggiore.
Attualmente gli imprenditori che basano sull’agricoltura la loro attività lavorativa, per quanto poco numerosi, sono attrezzati con macchinari costosi, sofisticati; inizialmente per sostituire la manodopera che era passata alle industrie ed ora per ottimizzare e rendere sempre più redditizio e meno pesante il loro lavoro, al passo con i tempi e le richieste del mercato. Tuttavia questi macchinari per lavorare bene, e sfruttare al meglio le loro potenzialità hanno bisogno di spazio; ecco che quindi si notano ormai raramente le alberature che intercalavano i prati fino a circa 30 anni fa, eliminate per lasciare maggiore spazio di manovra alle macchine operatrici. La fienagione, ad esempio, che una volta richiedeva tanta manodopera nei periodi estivi oggi può essere tranquillamente effettuata da un unico operatore.
Fortunatamente nel comune di Bressanvido resistono ancora molti prati per l’esistenza di un discreto numero di allevamenti di vacche da latte che ha consentito di preservare i prati coltivati a foraggio.
In analoghi ambienti di pianura dove questi allevamenti sono scomparsi, il prato stabile ha lasciato il posto a colture più redditizie quali mais e soia. Sono scomparse così le alberature tipiche della civiltà contadina vicentina e veneta; intercalati ai prati non si vedono quasi più i filari di gelsi, aceri campestri, noci italici che fungevano sia da sostegno per le viti con cui erano consociati, sia per l’ombreggiamento necessario al lavoro dei campi di un tempo.
Da queste siepi traevano vantaggio ad esempio: le viti cosiddette franco di piede (clinto, clinton, bacò) in quanto venivano sorrette da queste alberature potate in modo particolare per evitare l’eccessivo ombreggiamento del terreno; i contadini i quali si avvantaggiavano dei rami che tagliavano come legname; l’allevamento dei bachi da seta grazie alla presenza dei gelsi.
Tutte queste tecniche colturali sono state abbandonate per l’eccessiva richiesta di manodopera ed in quanto poco redditizie.

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Il lavoro si sta attuando grazie alla disponibilità di volontari che effettuano i lavori di taglio dell’erba, taglio di alcuni alberi morti e la loro sostituzione con alberi più giovani di varietà opportunamente scelte.

 In questo paesaggio esisteva anche una miriade di fossati che, oltre a fungere da scolo delle acque in eccesso durante il periodo piovoso, servivano per l’irrigazione. Nella nostra zona numerosi di questi fossati erano risorgive un tempo attive che oggi hanno perso la loro funzionalità a causa dell’abbassamento della falda dovuta all’utilizzo sempre più massiccio dell’acqua per scopi civili ed industriali.
Purtroppo è accaduto frequentemente nel recente passato, ed ancora accade, che questi fossati siano chiusi per facilitare la meccanizzazione e di conseguenza si perdano, anche definitivamente, alcune risorgive perché anche se non più attive potrebbero riattivarsi solo qualora venissero ripristinate le condizioni ambientali di un tempo.
Oggi la coltivazione dei campi è sempre più meccanizzata e volta alla produzione quantitativa e di conseguenza anche i prati stabili vengono più concimati per accorciare i tempi di maturazione del foraggio; con un rischio sempre potenzialmente presente, di inquinamento delle falde e di conseguenza delle risorgive. Molti dei fossati un tempo alimentavano le zone in cui veniva lasciata a macerare la canapa, coltura oggi completamente abbandonata anche perché richiedeva uno sforzo lavorativo disumano. Le stalle di piccole dimensioni hanno lasciato lo spazio a pochi grandi allevamenti che si possono definire industrie del latte e della carne, le quali anziché produrre un buon letame come un tempo, a causa della modifica delle procedure di allevamento, producono grandissime quantità di liquame ricco di azoto, più difficile da smaltire, in quanto trattasi di azoto ammoniacale con notevole potere fertilizzante. Il rischio che dell’azoto in eccesso, dilavato, raggiunga la falda ed inquini sia l’acqua delle risorgive, sia quella dei pozzi domestici è sempre potenzialmente presente. Fortunatamente si deve sottolineare che in questi ultimi anni si osserva una maggiore sensibilità ed attenzione nei confronti dell’ambiente da parte di gran parte dei cittadini di Bressanvido che vogliono riscoprire e rendere accessibile a chiunque ne abbia l’interesse, la conoscenza e la fruizione consapevole degli antichi sentieri in modo da valorizzare flora e fauna locali, per mantenere e conservare la realtà delle risorgive per una popolazione giovane che non ne può avere, in altro modo, memoria.
Questo comporta una grande disponibilità di tempo e manodopera. Il lavoro si sta attuando grazie alla disponibilità di volontari che effettuano i lavori di taglio dell’erba, taglio di alcuni alberi morti e la loro sostituzione con alberi più giovani di varietà opportunamente scelte. Si stanno recuperando e sistemando alcune risorgive sia con l’opera di volontari di varie associazioni nei comuni di Sandrigo e Bressanvido sia con l’aiuto di fondi dei comuni stessi nonchè del consorzio di bonifica Pedemontano Brenta. Molte opere sono in fase di esecuzione o in progetto in via di attuazione.

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